L’IMPEDIMENTO
Stanotte non riuscivo a dormire. Sentivo odore di aglio. A volte mi succede di sentire quell’infernale odore di aglio e allora penso che la giornata sarà infausta. Infatti, oggi verranno i giovinetti, si fa per dire, di Uni Ter a far festa con i ricoverati e l’idea mi agita, per non dire che mi indispone.
Odio quella finta allegria, quei luoghi comuni, quei toni di maniera che non mi danno alcun sollievo ma mi fanno sentire una povera vecchia nel suo stato di dipendenza.
Poi penso anche che questi pensionati più giovani vengano qua per passare il tempo, per riempire dei vuoti, per ostentare. Per dimostrare qualcosa a sé stessi.
C’è anche il Gino con la chitarra. Gino, il barber. Non è che suoni per allietare noi, suona per far vedere quanto è bravo. Bravo con un repertorio che è sempre quello: “O mia bela Madunina”, “Madonnina dai riccioli d’oro”, “Signore delle cime”, “Quel mazzolin di fiori”. “Tu scendi dalle stelle”. Francamente preferisco il silenzio, la penitenza. Forse anche la tristezza. Rispecchia la mia condizione di impedita, la mia realtà di persona che è qui per aspettare una cosa sola. Penso che sia meglio abbracciare l’arido vero, aderire alla propria tragica fragilità., ma dubito che mi capiscano.
Chi lo mangia il panettone con quello zucchero vanigliato che mi dà la nausea? Chi lo beve lo spumante, quando devo combattere ogni giorno contro i picchi pressori? Chi desidera quel baccano che amplifica i miei acufeni?
Andatevene tutti al diavolo.
Non ho voglia di far festa.
Preferirei, allora, che si parlasse di questa villa, Sede del Comando Tedesco durante l’Occupazione e dell’interrogatorio subito dai miei parenti proprio la Vigilia di Natale. Oppure che il barber cantasse le canzoni del Barbapedanna, raccontasse un po’ di storia milanese. Siamo ancora in grado di ascoltare. Ma chi glielo dice a quelli?. Sorriderebbero alla quasi centenaria “Brava, Gigliola”.
La festa di Natale la propongono come pare a loro, non come piacerebbe a me. Del resto, se ci penso, tutta la mia vita è stata un assecondare. Però, una volta, potevo contare sulle mie forze che mi davano il senso della libertà.
Ma non mi farò sottomettere. Dirò che ho un gran mal di testa, che non me la sento di raggiungere la hall e di sopportare il fracasso. Me ne starò in camera da sola a immaginare. Mi piace molto immaginare.
Tanto a questa quasi centenaria, sulla sedia a rotelle, diranno sempre:
“Brava Gigliola”, “Brava Gigliola”.
L'impedimento testo di Diodata